Tessuto Bisso | Dizionario dei Tessuti

Avete mai sentito parlare del bisso? Il bisso o seta marina è un tessuto molto particolare ricavato da un filamento prodotto da un mollusco. Si tratta di una stoffa rara e preziosa, perché per la sua produzione occorre un numero notevole di conchiglie. Veniva utilizzato un tempo da re e principi per la realizzazione di indumenti costosissimi, guanti e come rivestimento delle armature. Questo tessuto soffice e confortevole era molto apprezzato dai nobili di un tempo. Purtroppo però la caccia spietata al mollusco da cui si ricava il filamento per produrre il bisso, ha fatto sì che la Pinna Nobilis rischiasse l’estinzione. Fortunatamente oggi, dopo anni di ripopolamento, la Pinna Nobilis è nuovamente diffusa nella laguna di Venezia e in alcune zone del Mar di Sardegna.

Cos'è il Bisso

La Pinna Nobilis è un tipo di conchiglia bivalva (denominata volgarmente nacchera o penna) ricoperta da una specie di aculei; è di colore marrone tendente al giallastro ed ha una forma allungata che raggiunge circa 70-80 cm di lunghezza. Si trova generalmente infissa nei fondali sabbiosi. E’ proprio da questa conchiglia che si ricava un filamento detto bisso: questo filamento tiene ancorato l’animale al guscio ed è lungo poche decine di millimetri. Per realizzare un tessuto da questo filamento occorre una quantità enorme di conchiglie e per questo motivo è considerato un tessuto molto prezioso. Pensare che da 300 gr di fibra grezza si ricavano 30 gr di fibra pura e 12 metri di seta del mare. Anticamente era utilizzato da principi e re: persino Carlo Magno la utilizzò per foderare la famosa corona gemmata. Il tessuto che se ne ricava è di color oro ed è resistente e soffice.

Storia del bisso

Il più antico manufatto in seta marina  risale solo al IV secolo: le fibre riconosciute come bisso di Pinna nobilis vennero rinvenute nel 1912 in una tomba femminile ad Aquincum (l’attuale Budapest), per essere poi distrutte da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. 

Pare che il bisso avesse anche delle proprietà terapeutiche conosciute dai pescatori, infatti grazie alla sua potente proprietà emostatica era usato per la medicazione delle ferite che i pescatori si procuravano con gli arnesi da pesca.

Fino alla metà del Novecento il filamento bisso veniva ancora raccolto e lavorato in alcune zone della Puglia e veniva denominato lana-penna. Anche in Sardegna c’è una lunga tradizione di questa fibra tessile dal colore bruno-dorato, che veniva tessuta e usata per realizzare dei preziosissimi ricami. 

La Pinna nobilis, come già accennato in precedenza, è una specie di mollusco di grosse misure che può arrivare fino ad un metro di lunghezza. E’ considerata a rischio estinzione a causa della pesca indiscriminata e per questo la specie è sottoposta a regime di tutela; pertanto ne è proibita la raccolta, la detenzione e la commercializzazione. La produzione di vero tessuto bisso è quindi praticamente inesistente. Oggi con il termine bisso si indicano tessuti pregiati, molto leggeri e trasparenti ad armatura tela, in cotone o lino, adatti al ricamo.

Chiara Vigo, ultimo maestro di bisso al mondo, è sarda di Sant’Antioco, una delle poche località in cui viene lavorato il bisso di mare. Chiara è rimasta l’ultima depositaria dell’arte di quel filo che da millenni lega l’uomo al mare. In Sardegna c’è anche il cosiddetto Museo del Bisso, dove è possibile scoprire e vedere da vicino la storia di questo particolare filamento di origine animale.

Come si lavora il bisso

Il processo di lavorazione del bisso è molto lungo: il bioccolo deve rimanere per 25 giorni in acqua dolce (cambiando l’acqua ogni 3 ore), poi si bagna con succo di limone per farlo sbiancare; in seguito lo si passa in una mistura segreta di 15 diversi tipi di alghe che lo rende elastico. Infine si ritorce con un fuso di ginepro e la torsione deve essere a S per il ricamo o a Z per la tessitura con le unghie nel lino.

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