intervista a handstitch sartoria creativa pescara

Intervista a Handstitch

Lei è una nostra nuova conoscenza: si chiama Alessia ed ha una sartoria creativa a Pescara in cui, non solo cuce capi di abbigliamento unici ed originali per le sue piccole collezioni moda, ma accoglie chiunque voglia imparare a cucire attraverso workshop e corsi di cucito. Il suo spazio diventa un luogo in cui poter approcciare al cucito in modo più accessabile e pratico, dimostrando che anche se non è sarte provette è possibile imparare a cucire un abito. Conosciamo meglio Alessia e la storia di Handstitch attraverso le sue parole. Buona lettura!

1 – Ciao Alessia, presentati.

foto ritratto intervista handstitch

Mi chiamo Alessia, formazione modellista abbigliamento donna. Ho lavorato per quasi tre anni come responsabile Ufficio Prodotto in un’azienda tessile. Un lavoro molto interessante ma la mia creatività non trovava il giusto slancio tra i meccanismi perversi del mondo frenetico della moda.

2 – Come nasce Handstitch?

Hand-Stitch è nato circa quattro anni fa quando insieme a mia madre, sarta pluriennale, decidiamo di unire le nostre competenze e fare questo salto nel buio. Alla base di tutto c’è l’intento di recuperare il mestiere dell’artigiano e riproporlo in maniera innovativa. Ma il nostro lavoro è anche farti sentire speciale indossando un nostro capo o insegnandoti a cucire da sola un tuo capo, anche quando credi di non poterlo fare!

3 – Raccontaci la storia del tuo brand e cosa racchiude.

lezioni di taglio e cucito per imparare a fare il restyling di un abito

La storia di Hand-Stitch è da leggere nella nostra storia in primis, ovvero quella di due generazioni che si uniscono ed un mestiere che cambia rinnovandosi. Far capire che il cucito non è solo quella legato a rigide regole sartoriali ma può essere anche più accessibile e alla portata di tutti.

4 – Mostraci il tuo lavoro.

workshop cucito abiti sartoriali
come cucire un capo sartoriale
macchina da cucire
corso cucito laboratorio sartoria creativa

Ogni giorno mostriamo quotidianamente il nostro lavoro aprendo le porte del nostro laboratorio fisicamente e virtualmente. Il nostro lavoro può passare attraverso la creazione di un abito “su misura” piuttosto che un capo rinnovato con qualche piccolo “ritocco” sartoriale, ogni attività passa attraverso la nostra intuizione e creatività. Inoltre a seconda del susseguirsi delle stagioni proponiamo delle “capsule collection” che vedono una grande attenzione alla scelta di materiali sostenibili e di qualità.

5 – Come organizzi il tuo spazio di lavoro e cosa non deve mai mancare?

Le attrezzature sono fondamentali, abbiamo investito in macchine industriali e professionali. Una buona taglia e cuci per rifinire, un manichino sartoriale per provare i capi e tutta una serie di accessori che aiutano e facilitano il cucito.

6 – Come hai imparato a cucire?

come cucire un capo sartoriale

Un po’ come tutti ho iniziato a cucire guardando mia madre, ma dopo una laurea in Lingue (altra mia grande passione da qui il nome straniero Hand-Stitch) ho deciso di frequentare un corso professionalizzante di quasi tre anni conseguendo alla fine di questo percorso il diploma di Modellista abbigliamento.

7 – Cosa consiglieresti a chi vuole imparare a cucire?

Di approcciarsi in maniera leggera, magari iniziando con dei piccoli progetti di cucito creativo. Procedere per step e livello di difficoltà. Il cucito creativo può essere una base di partenza per il cucito sartoriale che vede la realizzazione di veri e propri abiti. Come in tutte le cose due sono le parole chiave: perseveranza e passione!

8 – Quali sono secondo secondo te gli strumenti essenziali per questo lavoro?

Senza dubbio la macchina da cucire, da scegliere secondo il proprio budget ovviamente! Altro consiglio una volta comprata mai chiuderla in una scatola ma lasciarla sempre a vista. Fondamentale crearsi un piccolo spazio e circondarsi di stoffe e colori, un grande stimolo per la creatività!

Grazie mille ad Alessia per questa bella intervista e speriamo possa essere per voi d’ispirazione. 

Arrivederci al prossimo articolo,

Antonella

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