Dizionario dei Tessuti – S

Nel Dizionario dei Tessuti potete trovare la descrizione di tutti i termini specifici utilizzati in ambito tessile e sartoriale.

S

Saia: armatura fondamentale per le stoffe diagonali (serge, spinapesce, levantine, saglie, ecc.) con un diritto e un rovescio.

Sanforizzazione (sanforissaggio): procedimento di finissaggio praticato quasi esclusivamente sui tessuti di cotone per renderli irrestringibili e per fissarne stabilmente le dimensioni. Consiste in una serie di operazioni quali lavaggio, la pressatura, l’asciugatura, il trattamento con sostanze chimiche appropriate).

Sangallo: tessuto a pizzo di cotone, lino, raion, usato per abiti da sera, camicette e guarnizioni. II nome deriva dalla città svizzera di Sangallo.

Sarto: operatore artigiano che confeziona gli abiti (maschili e femminili).

Sartoria: laboratorio dove si confezionano abiti, vi lavora il sarto o sarta coadiuvato da aiutanti che erano chiamate piccinine. Vi si preparano abiti su misura o si fanno modifiche personalizzate su capi preconfezionati.

Sbieco: per la realizzazione di alcuni modelli di abiti che necessitano di una caduta facilmente  drappeggiabile è necessario tagliare la stoffa in diagonale e non seguendo il diritto filo.

Scollo (o scollatura): parte di un indumento che circonda il collo dell’indossatore. Il modo in cui esso  assume forme diverse dipende fortemente dal sesso dell’indossatore e dalla moda.

Seersucker: tessuto di cotone usualmente a righe, usato per confezionare indumenti estivi.

Serabend: categoria di tappeti persiani prodotti in una regione a ovest di Malayer, il cui centro principale è Mal-e-Mir.

Seta: fibra tessile prodotta dal baco da seta, Bombyx mori, mediante emissione, attraverso un orifizio della testa, di una sostanza secreta nel suo stomaco. Può essere greggia o tratta, costituita dai filamenti continui che si ottengono dipanando i bozzoli; chappe o fioretto, costituita dai cascami provenienti dai bozzoli avariati e da altri scarti; bourette, costituita dalla peluria proveniente dai cascami della lavorazione; cruda, se non sottoposta a sgommatura; addolcita o semicotta se sottoposta a leggero lavaggio in acqua calda; cotta se sottoposta a un trattamento più energico in acqua bollente; caricata, se sottoposta a trattamento con sali per renderla più pesante. I paesi maggiori produttori di seta sono Cina e Giappone, mentre l’Italia da discreto produttore di materia prima, è diventata leader nella fabbricazione di tessuti in seta di qualità e gusto elevatissimo. La più nobile, la più morbida, la più fine tra le fibre naturali, freschissima d’estate e calda d’inverno; è un filamento continuo molto sottile e lucente, costituito da due bave a sezione triangolare che combaciano da un lato e che il bruco depone intorno a sé in più strati, per formare un involucro, chiamato carta, dentro il quale si racchiude durante le sue trasformazioni in crisalide prima, in farfalla poi. Solitamente si dà il nome di seta al filamento lungo dai 600 ai 900 metri dal bozzolo del Bombyx mori, che si nutre di foglie di gelso. Quello creato da altri lepidotteri che crescono allo stato selvaggio in Giappone, Cina, India, Africa e America si chiama seta tussah ed è più scuro e grossolano. La lavorazione della seta comporta varie operazioni: i bozzoli, una volta essiccati, vengono crivellati a seconda della grossezza, quindi cerniti a mano secondo le qualità e i difetti; passano poi alle filande per la trattatura che consiste nella macerazione che rammollisce lo strato esterno del bozzolo e si compie in vasche di acqua riscaldata al vapore; nella scopinatura eseguita con macchinari a spazzole, che serve a riunire i capi delle bave; nella trattura con la quale le bave, riunite in un certo numero a seconda della loro grossezza, vengono saldate insieme e formano così il filo di seta grezzo che viene ritorto, lavato e avvolto in matasse.

Esistono quattro gruppi di tessuti: le TELE o TAFFETAS, le SAGLIE o DIAGONALI, i RASI o SATIN e gli JACQUARD. La resistenza di un tessuto dipende dal tipo di fibra: l’ORGANZINO, che ha fibra lunga e ritorta , è molto resistente, mentre la BOURETTE ha fibra corta e quindi poca resistenza. Una via di mezzo è il filato SHAPPE.

Shantung: tessuto di seta dall’aspetto ruvido, caratterizzato da nodi, che sono un’irregolarità prodotta dal fatto che un baco solo fila due bozzoli. Si tratta di un difetto ma, vista la relativa rarità, è considerato un pregio. E’ un tessuto che non si stropiccia, resistente all’usura ed elastico. Non è delicato come gli altri tessuti di seta. Quello di cattiva qualità si riconosce perché ha irregolarità artificiali create con cascami di seta, che si pelano facilmente.

Shetland: lane molto pregiate fornite da una razza di pecore allevate nelle omonime isole della Gran Bretagna. II prodotto ricavato ha una mano soffice, un aspetto leggermente peloso e particolarmente lucente e se ne trae un tessuto o una maglieria cardata con una superficie ruvida e caratterizzata dai lunghi peli resistenti e che rimangono del colore naturale perché non assorbono la tintura.

Sintetiche: fibre tessili ottenute attraverso procedimenti di sintesi chimica sulla base di varie materie tra cui principalmente i sottoprodotti della distillazione del carbone e del petrolio. Si producono
sotto forma di filamenti o di fiocco e vengono classificate in: Poliammidiche (Lilion, Nailon, Perlon),
Poliestere (Movil, Meraklon, Politene, ecc.), Poliacriliche (Acrilon, Orlon, Leacril, Permalon, ecc.).

Smerigliatura: una serie di spazzole metalliche azionate meccanicamente fanno sollevare le fibre del tessuto, per ottenere un effetto simile alla pelle scamosciata. E’ un procedimento utilizzato ad esempio per il fustagno.

Spacco: taglio o un’apertura che viene ricavato sulle gonne, per facilitare il movimento delle gambe dell’indossatrice.

Spalmato: tessuto, o maglia, o filato a cui è stata applicata su un lato una materia plastica sintetica tale da dargli un aspetto che imiti la pelle o altro materiale.

Spallina: tipo di imbottitura utilizzato nell’abbigliamento maschile e femminile, per dare l’illusione che l’indossatore abbia le spalle più ampie e dritte.

Spighetta: striscia di tessuto con armatura a saia a lisca di pesce che gli dona l’aspetto tipico rigato a V. Serve per rifinire orli, scolli o per decorazione.

Spillo: è un oggetto usato per unire provvisoriamente due lembi di materiale sottile. Assomiglia ad un ago senza la cruna.

Spinato (spinapesce): disegno base dei tessuti cardati o pettinati, fabbricati su armatura saia invertendo ad intervalli la direzione delle diagonali in modo da imitare le lische dei pesci o le spighe del grano. Gli spinati sono molto impiegati sia in laneria che in drapperia per soprabiti e cappotti. Vedere chevron.

Spoletta (o spagnoletta): formato di stoccaggio di filo usato per il cucito.

Spugna: tessuto di cotone caratterizzato da una superficie a riccioli che lo rende spugnoso e adatto ad asciugamani e accappatoi.

Stamigna (o stamina): tessuto ad armatura tela con fili radi, di mano molle e medio peso, conosciuta col nome francese ètamine.

Stampa: operazione praticata su tessuti, filati e maglieria per imprimere disegni e colori. Si realizza con un procedimento di stampa simile a quello usato su carta, con l’uso di cliché e di colori particolari adatti ai tessuti e poi fissati per renderli indelebili al lavaggio e all’usura.

Stampato: tessuto i cui disegni non sono stati realizzati con la tessitura, ma con il procedimento della stampa.

Strascico: nell’abbigliamento femminile, è la parte posteriore di una gonna o di un vestito, che data l’eccessiva lunghezza viene trascinata sul pavimento dietro l’indossatrice.

 

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